1,1 miliardi di anziani entro il 2035

L’invecchiamento demografico è uno dei temi centrali per la politica e la scienza. Sono state pubblicate le ultime cifre e analisi del World Demographic & Ageing Forum di San Gallo e la conclusione è che ormai la longevità è un dato di fatto. Vi è un urgente bisogno di misure di organizzazione della vita e di previdenza sanitaria e per la vecchiaia per la popolazione che invecchia.

L’indice di dipendenza degli anziani fa luce sui molteplici effetti sociali ed economici dell’invecchiamento demografico. Questo semplice strumento indica il numero di persone beneficiarie di pensioni in rapporto alle persone in età lavorativa. I risultati sono allarmanti: se oggi in molti Paesi europei vi sono tre occupati per ogni persona in pensione, nel 2035, a causa del netto aumento del numero di over 65, in Paesi come la Germania o l’Italia vi saranno a malapena due persone occupate per ogni pensionato.

L’Asia, che ospitando il 60 per cento della popolazione mondiale è il continente più popoloso, sperimenterà l’invecchiamento più rapido da qui al 2035. Ma la popolazione invecchia anche in Europa: nel 2035, nella maggior parte dei Paesi europei le persone in età pensionabile costituiranno più di un quarto della popolazione. Si stima che in Paesi come l’Italia e la Germania ben tre persone su dieci avranno 65 anni o più. Il numero di ultrasessantacinquenni è in costante aumento ovunque, tranne in Bulgaria (-0,3 per cento). Tuttavia, in termini di salute e disabilità / dipendenza, gli over 65 sono un gruppo eterogeneo. Pertanto, si fa una distinzione tra i giovani anziani (65-79 anni) e gli anziani «fragili» (over 80).

Bisogna contrastare le cause di questa dinamica o adattarsi?

In generale, l’invecchiamento demografico si può mitigare intervenendo sulle sue cause o adeguandosi alla nuova realtà. Fondamentalmente, la dimensione e la struttura per età delle popolazioni sono determinate da tre processi demografici: fertilità, migrazione e mortalità. I primi due sono difficili da controllare, ma è possibile intervenire sulla mortalità.

Quindi, per la politica, la società e l’economia si pone un interrogativo: come possiamo vivere più a lungo (e meglio), migliorare la nostra salute e rendere meno gravi gli effetti dell’invecchiamento?

  • In futuro, come potranno essere finanziati i sistemi di sicurezza sociale a ripartizione?
  • In che modo i datori di lavoro pubblici e privati potranno sopperire adeguatamente alla perdita di personale e di capitale umano se le persone che lasciano la vita professionale saranno molte più di quelle che vi entreranno?
  • In che modo le persone potranno accumulare ricchezza sufficiente per finanziare la loro lunga vita?

 

Insieme al «Global Longevity Council», il WDA ha redatto una presa di posizione che delinea i principi demografici fino al 2035 in materia di longevità, opportunità e minacce. Lo studio ha analizzato 31 Paesi che nel 2020 rappresentavano il 70 per cento della popolazione mondiale.

Questa rappresentazione mostra come si svilupperà la densità di popolazione nei singoli continenti entro il 2035.
Fonte: Forum WDA

«Dobbiamo cambiare ottica e pensare»

Regina Regenass è direttrice del World Demographic & Aging Forum di San Gallo. In un'intervista a SWICA, parla delle conseguenze del cambiamento demografico per la Svizzera.

Cosa colpisce della situazione demografica della Svizzera?

La popolazione svizzera continua a crescere, nonostante tassi di natalità persistentemente bassi. Ciò è dovuto alla migrazione e all’aspettativa di vita sempre più lunga. Dal 2020 al 2035, il numero di persone di età compresa tra i 15 e i 64 anni diminuirà del 9,4 per cento, mentre quello degli over 65 salirà del 35,0 per cento.

Per la generazione degli ultraottantenni è prevista una dinamica di crescita particolarmente sostenuta, con un incremento del 45,7 per cento. Nel 2035, il 7,7 per cento della popolazione svizzera avrà 80 anni o più.

Cosa significa tutto ciò?

L’invecchiamento demografico influisce in misura crescente sui vantaggi competitivi della Svizzera e sulla sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale.
Continuare a creare ricchezza resta una sfida importante, che presuppone anche la solidarietà tra le generazioni.

I cicli di vita individuali e familiari sono sempre anche relazioni intergenerazionali. Queste dipendenze e coesistenze mutevoli sono indispensabili per il corretto funzionamento della società. I nostri sistemi sociali sono fondati su questa solidarietà reciproca. In una società con un’alta percentuale di anziani, l’equilibrio non può funzionare solo a spese dei giovani. Un approccio più flessibile verso una vita lavorativa più lunga che si adatti alla mutata aspettativa di vita della popolazione è quindi assolutamente necessario.

Che cosa possiamo fare?

Per finanziare l’invecchiamento della popolazione, la Svizzera deve sfruttare il capitale umano della vita più lunga e in buona salute. Un ampio dibattito pubblico sugli impulsi essenziali per l’assistenza sanitaria, l’organizzazione della vita e modelli innovativi di pensionamento può liberarci dall’immobilismo.

La nostra concezione dell’età non corrisponde più alla realtà. Le immagini stereotipate dell’età perdono ogni fondamento: in virtù della loro età percepita, tra i 64 e i 75 anni le persone si sentono circa il 10 per cento più giovani rispetto alla loro età effettiva. È necessario cambiare i nostri schemi di pensiero verso un «progetto di vita» individuale. Oggi molti over 65 sono anche disposti a lavorare oltre l’attuale età di pensionamento.

In una società longeva, una vita lavorativa più lunga unita a una maggiore flessibilità o a un aumento dell’età di pensionamento è inevitabile. In questo modo, l’economia e la società conserveranno un prezioso capitale umano, il che permetterà di attenuare il problema della sostenibilità finanziaria di una vita più lunga. Dobbiamo cambiare ottica e pensare a una «vita lunga e appagante».

* Regina Regenass è direttrice del World Demografic & Ageing Forum di San Gallo. In precedenza, ha lavorato per 32 anni nel settore finanziario, ricoprendo vari ruoli nell’ambito delle risorse umane a livello internazionale. Più recentemente, è stata mediatrice per il personale di UBS. Oltre ad essere stata per 8 anni membro del consiglio di amministrazione di HR Swiss, l’associazione professionale nazionale del settore della gestione delle risorse umane, ha presieduto a lungo la Basler Gesellschaft für Personalmanagement. Si interessa all’arte e alla cultura e crede nel potere dell’immaginazione.

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