«La cosa più importante è reagire»

Come per le malattie fisiche, anche nel caso dei problemi psichici una diagnosi precoce offre migliori possibilità di cura. Soprattutto durante la pubertà, tuttavia, può essere molto difficile agire tempestivamente. Bianca Indino è consulente indipendente e istruttrice ensa. I corsi ensa, promossi dalla fondazione Pro Mente Sana, spiegano come riconoscere i problemi psichici e in che modo genitori, insegnanti o amiche e amici possono prestare un primo soccorso.

Bianca Indino, quali fattori possono scatenare una crisi psichica durante l’adolescenza?

I fattori scatenanti sono molteplici. L’adolescenza è una fase della vita in cui si è estremamente vulnerabili sotto molti aspetti, poiché avvengono numerosi passaggi che devono essere elaborati. Si sente spesso dire che i media digitali siano causa di disagio psichico, ma per quanto possano avere un ruolo rilevante in tal senso, non sono gli unici responsabili: l’adolescenza, infatti, è sempre stata un periodo delicato per molte persone.

Qual è il confine tra le difficoltà tipiche dell’età e una crisi vera e propria, che va affrontata con misure appropriate?

Operare una distinzione chiara è difficile sia per i genitori che per il personale esperto. Quando la nostra psiche, ovvero i nostri pensieri e le nostre emozioni, prende una direzione sfavorevole, gli effetti si osservano nel comportamento. Esistono alcuni criteri che permettono di riconoscere prontamente una crisi. In genere la persona interessata ha problemi relazionali con i genitori, ma anche a scuola e con gli amici. Perde la capacità di affrontare la vita quotidiana, non pratica più sport o trascura lo strumento musicale che prima suonava con piacere, oppure il rendimento scolastico diminuisce. È importante però considerare la durata dei cambiamenti osservati: anche una delusione amorosa può rispondere ai criteri citati, ma dura in media tre settimane circa, dopodiché la situazione migliora. Nel caso di una malattia psichica, invece, si assiste di solito a un peggioramento costante.

Ci sono differenze in questi segnali, ad esempio tra persone introverse ed estroverse?

Anche in una persona che non esprime apertamente il proprio stato d’animo è possibile rilevare dei cambiamenti: se dorme peggio, se cambia le sue abitudini alimentari o se all’improvviso soffre spesso di mal di pancia o mal di testa senza che si riesca a trovare una spiegazione medica, è bene valutare possibili cause psichiche.

Qual è il modo migliore per approcciare la persona interessata senza risultare invadenti?

La cosa più importante è reagire e farlo il prima possibile. Onde evitare di agire esclusivamente da una prospettiva soggettiva, è opportuno richiedere un parere esperto per inquadrare correttamente le osservazioni. A questo punto, usando messaggi in prima persona, comunico all’altra persona che ci tengo a lei e che ho notato dei cambiamenti negli ultimi tempi. Se esprimo le mie percezioni in questo modo, non ho bisogno di giustificarmi. Poi, attraverso domande aperte, posso dare all’altra persona la possibilità di raccontarmi come si sente in questo periodo.

Questo però presuppone che la persona interessata sia abbastanza consapevole di avere bisogno di aiuto.

Non è detto che si riesca a creare subito un dialogo. Se la persona interessata si mette sulla difensiva, bisogna accettarlo. In questo caso posso dirle che per me era importante condividere le mie osservazioni e che possiamo riparlarne la settimana seguente. È essenziale mostrare stima nei suoi confronti, concedere tempo a sé stessi e all’altra persona, ma anche impegnarsi ad agire concretamente. In situazioni del genere, infatti, alle persone manca spesso la forza di aprirsi spontaneamente con gli altri.

E se non si avanza perché la persona interessata non vuole mostrare segni di debolezza e si chiude completamente?

È importante informare la persona del fatto che esiste un aiuto specifico e indicarle dove può trovarlo, senza però spingerla ad attivarsi immediatamente. Se anche dopo due o tre colloqui la situazione non si sblocca, nel caso delle persone minorenni arriva il momento in cui, ad esempio in qualità di insegnante, è necessario voinvolgere i genitori. L’esperienza dimostra che questo passo è importante anche nel caso in cui i genitori siano corresponsabili della crisi.

Se coinvolgo i genitori in qualità di fratello o migliore amica, la persona interessata non lo vivrà come un tradimento?

In un primo momento la persona interessata può effettivamente sentirsi tradita. Tuttavia bisogna accettare questa reazione negativa, consapevoli che a medio termine il nostro gesto porterà un aiuto concreto. E in genere, col senno di poi, le persone interessate ne sono molto grate.

Una volta che il nostro sostegno viene accettato, come si prosegue?

A quel punto bisogna incoraggiare la persona ad accettare un aiuto professionale e a riflettere su chi, nella sua cerchia di conoscenze, possa offrirle ulteriore supporto. Quasi sempre si tratta dei genitori, a meno che la persona non riferisca di subire maltrattamenti in famiglia; in tal caso occorre adottare altre soluzioni. Se una persona, durante una crisi acuta, esprime pensieri suicidi, è sempre meglio chiamare l’ambulanza una volta di troppo piuttosto che una volta in meno. A lungo andare, il carico psicologico diventa pesante anche per chi offre sostegno.

Cosa bisogna tenere presente in questi casi?

La propria integrità psichica deve sempre venire prima di tutto. Anche chi accompagna e sostiene gli altri può e deve chiedere aiuto. Inoltre, è fondamentale porre dei limiti e capire quando si ha bisogno di una pausa.

Pro Mente Sana

Dal 1978 la fondazione Pro Mente Sana si impegna per le persone con disturbi psichici e per i loro familiari. La sua ampia gamma di offerte comprende i corsi ensa, primo soccorso per la salute psichica, che insegnano a riconoscere precocemente le difficoltà psichiche delle persone che ci circondano e a reagire correttamente. Maggiori informazioni su: Pro Mente Sana e Ensa.
17.03.2026 / 1-2026