Divieto dei social media per bambini e giovani: tutela o esagerazione?

In Svizzera, nove adolescenti su dieci usano i social network più volte alla settimana, nella maggior parte dei casi addirittura quotidianamente. I social più amati sono Instagram, TikTok, WhatsApp e Snapchat, che lo studio JAMES del 2024 definisce come «Big Four». L’uso eccessivo dei social media aumenta anche i timori legati ai disagi psichici, alla distrazione durante le lezioni e al cyberbullismo. Politica, scuole, genitori e servizi specializzati discutono pertanto su quale sia la forma di tutela più efficace tra divieti, regole chiare o un accompagnamento mirato.

Quando il tempo davanti allo schermo diventa troppo?

Molti genitori si interrogano su quanto tempo bambini e adolescenti dovrebbero trascorrere davanti allo schermo. L’aspetto determinante, però, non è solo il numero di ore che un bambino passa davanti allo schermo, ma anche cosa fa durante quel tempo. Perdersi nel vortice dei confronti continui e degli algoritmi dei social media o sviluppare una dipendenza da videogiochi è completamente diverso dal guardare un documentario o utilizzare una piattaforma di apprendimento. Più che domandarsi quanto tempo è accettabile trascorrere davanti allo schermo, quindi, è bene riflettere su come bambini e adolescenti possano imparare a usare i media digitali in modo consapevole, critico e moderato.

Persi nel loop infinito degli algoritmi dei social media

Like, notifiche push e feed personalizzati sono progettati per attivare il sistema di ricompensa del cervello e prolungare il tempo di utilizzo. I problemi maggiori provengono dagli algoritmi delle grandi piattaforme di social media, che favoriscono fenomeni come il cosiddetto «rabbit hole»: ad esempio, se una persona mostra ripetutamente interesse per temi come la depressione, la solitudine o il suicidio, l’algoritmo le propone una quantità sempre maggiore di contenuti simili, il che rischia di rafforzare difficoltà e stati d’animo negativi. Gli algoritmi reagiscono perlopiù al tempo di visualizzazione e alle interazioni, non ai reali bisogni o al benessere delle persone adolescenti, e il loro funzionamento risulta poco chiaro persino agli «addetti ai lavori». Per questo, da dicembre 2025 in Australia vige un divieto di utilizzo dei social media per bambini e adolescenti sotto i 16 anni. In genere sono le singole piattaforme a stabilire i limiti di età. Nella maggior parte dei casi la soglia è fissata a 13 anni, e ciò vale anche in Svizzera.

Divieto di utilizzo del cellulare a scuola

In Svizzera non esiste un divieto di utilizzo del cellulare a livello nazionale. Attualmente la responsabilità in merito spetta ai Cantoni e alle singole scuole. Alcuni di essi hanno già introdotto un divieto (vedi grafico), altri puntano sulla sensibilizzazione. Chi appoggia il divieto lo vede come un’opportunità per ridurre la distrazione, il cyberbullismo e lo stress. Chi è contrario, invece, ritiene che un divieto generale non tenga conto della realtà di vita delle persone adolescenti e che potrebbe precludere importanti opportunità di apprendimento in ambito digitale. L’associazione mantello delle insegnanti e degli insegnanti della Svizzera tedesca (LCH) ha quindi redatto un documento di posizione in cui chiede la definizione di regole chiare e vincolanti a livello locale, anziché divieti generalizzati. L’obiettivo è promuovere un «uso ponderato e responsabile » dei dispositivi digitali, rendendo la competenza mediatica parte integrante dell’insegnamento. Anche la popolazione svizzera sostiene l’adozione di condizioni quadro legislative chiare. Secondo il sondaggio Sotomo, circa l’80 per cento delle persone intervistate è favorevole a un divieto dei social media per i minori di 16 anni.
Scoprite qui perché la Commissione federale per l’infanzia e la gioventù (CFIG) è contraria a un divieto generalizzato dei social media per bambini e giovani.
17.03.2026 / 1-2026