Con piercing o dopo un'operazione al seno è ancora possibile allattare?

Dopo aver subito un'operazione al seno o essersi messe un piercing in un capezzolo, molte donne si domandano se in futuro potranno allattare il loro bimbo. Leggete qui a cosa si deve prestare attenzione.

AutoreSWICA Content Team
3 minuti di lettura04. marzo 2026

Innanzitutto, sì, in linea di principio si può allattare al seno anche dopo un intervento chirurgico o se si ha un piercing. Affinché il seno possa continuare a produrre latte, il tessuto ghiandolare deve rimanere collegato al capezzolo. Inoltre, il capezzolo deve essere ancora sensibile, in modo da stimolare il rilascio degli ormoni che regolano la produzione e il flusso del latte.

Aumento del seno

Una protesi mammaria a scopo estetico può essere inserita tramite un’incisione nella piega sottomammaria. In alternativa, è possibile praticare un’incisione semicircolare sul bordo inferiore dell’areola.

Nella seconda variante, la cicatrice è meno visibile, ma il rischio di danneggiare i dotti lattiferi e i nervi principali aumenta. Se l’incisione viene praticata nella piega sottomammaria, nella maggior parte dei casi è possibile continuare ad allattare al seno senza particolari problemi.

Non è ancora stato chiarito in modo definitivo se i materiali di riempimento degli impianti (silicone) possono penetrare nell’organismo della madre o essere dannosi per il bambino allattato al seno. I dati disponibili a tal proposito sono insufficienti. Inoltre, al momento non esistono metodi affidabili per rilevare con certezza l’eventuale presenza di silicone nel latte materno.

Riduzione del seno

Un seno prosperoso può causare dolori alla schiena, alle spalle o al collo. Per questo motivo, alcune donne optano per la riduzione del seno, ossia la rimozione del tessuto mammario. Di solito, la maggior parte dei dotti lattiferi, dei vasi sanguigni e dei nervi viene preservata, ma spesso il tessuto ghiandolare si riduce. Ciò può limitare la produzione di latte.

In linea di principio, più tempo è trascorso dall’intervento e meglio è, perché i nervi e i dotti lattiferi hanno avuto il tempo di rigenerarsi almeno in parte. Il risultato dipende tuttavia in larga misura dalla quantità di tessuto asportata e dalla necessità o meno di staccare il capezzolo e riposizionarlo più in alto.

In quest’ultimo caso, l’allattamento al seno può risultare molto più difficile. Dopo un intervento chirurgico, a volte la montata lattea si manifesta in ritardo, ma la quantità di latte spesso aumenta gradualmente. Tirare il latte può stimolare la produzione.

Piercing al capezzolo

Di solito un piercing al capezzolo completamente guarito non ostacola l’allattamento al seno. Tuttavia, possono verificarsi cicatrici o fuoriuscite di latte dal foro.

Durante l’allattamento è indispensabile rimuovere i gioielli per capezzoli, che potrebbero infastidire il bambino e, in alcuni casi, causargli lesioni alla bocca. Nel peggiore dei casi, il gioiello potrebbe addirittura essere ingerito.

Chi desidera rimuovere il piercing durante l’allattamento e reinserirlo dopo lo svezzamento dovrebbe allargare regolarmente il foro. Per questo si può usare un dilatatore.

Farsi un piercing al capezzolo durante la gravidanza non è una buona idea. In alcuni casi può provocare contrazioni premature.

Idealmente, il piercing dovrebbe essere fatto almeno 12-18 mesi prima di una gravidanza pianificata, in modo che la ferita possa guarire il più possibile.

Attendere il completamento della pianificazione familiare

In linea di massima, se possibile, gli interventi chirurgici al seno dovrebbero essere effettuati solo dopo aver completato la pianificazione familiare. Soprattutto nel caso di interventi di aumento del seno, può capitare che dopo la gravidanza le protesi assumano una posizione diversa rispetto a prima o che si rendano necessarie protesi di dimensioni inferiori o maggiori. Pertanto, dopo la gravidanza può essere necessario un ulteriore intervento.

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Argomenti in questo post:
Salute della donna

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